Alla scoperta della cultura dei mulini in Friuli 

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Secondo una leggenda della Val Resia, diffusa in tutto il Friuli, i bambini verrebbero al mondo generati dalla ruota di un mulino e dallo scorrere vorticoso dell’acqua. MUGNAI E MULINI NELL’IMMAGINARIO FRIULANO è un progetto di divulgazione etnografica che esplora il mulino come uno dei principali luoghi del panorama fantastico e mitico friulano. La storia dei mulini in Friuli è tutt’uno con la geografia stessa del territorio, con il dedalo di corsi d’acqua e risorgive della piana e con i sassi levigati delle colline moreniche del Friuli centrale.   I mulini ad acqua hanno accompagnato la storia della regione, dalla nascita delle prime abbazie benedettine (una delle notizie più antiche è un dono all’abbazia di Sesto del 925 d.C (P.C.Begotti, 2003. Acque e mulini nel Friuli Occidentale del Medioevo. Riflessioni storiche in una prospettiva europea, in “La Loggia”, nuova serie, VI, pp. 27-36) , poi per tutto il medioevo, il rinascimento (con la nascita del mugnaio-artigiano), e poi ancora durante la rivoluzione industriale, sino a pochi decenni fa.  La storia dei mulini si è variamente intrecciata con quella dei privilegi feudali, dei latifondi e del regime delle acque, così come la storia dei mugnai è radicata nelle vicissitudini sociali, religiose e politiche. Il mulino è anche un luogo misterioso, animato da meccanismi strani, spaventosi, dalle dimensioni gigantesche, che intrattiene un rapporto ambiguo con le potenze della natura. Nella tradizione popolare il mulino ha spesso a che fare con diavoli e streghe e con il commercio sessuale tra loro.

L’indagine microstorica nasce negli anni 1930, grazie allo storico francese March Bloc, che dedica un famoso saggio proprio allo studio della civiltà dei mulini ad acqua. I mulini ed il Friuli segnano l’inizio anche della scuola microstorica italiana, la cui nascita si fa risalire a “Il formaggio e i vermi: il cosmo di un mugnaio del ‘500”, un saggio del 1976 di Carlo Ginzburg.  Tradotto in 26 lingue, il libro è la storia del mugnaio friulano Domenico Scandella detto Menocchio, accusato di eresia e messo a morte dall'Inquisizione. La divulgazione etnografica attinente a fatti storici non riguarda, dunque, solo gli avvenimenti maggiori ma anche il ricordo, la memoria, le credenze, le paure e le speranze della gente comune. La finalità di rafforzare una cultura della pace, della convivenza e di contribuire a una nuova cittadinanza europea, si può raggiungere anche attraverso lo studio di queste memorie collettive e dell’immaginario sociale ad esse connesso. NORIA nasce proprio per diffondere e promuovere la visione che, nella società dell’informazione, una cultura plurale e condivisa può originare unicamente dalla riscoperta delle culture e identità locali. Lo studio dei mulini nell’immaginario friulano non è solo, quindi, un importante tema di per sé stesso, ma può essere anche un mezzo per favorire processi di integrazione e inclusione più generali. Tutti gli studiosi concordano nel ritenere che mugnai e mulini siano stati un elemento fondamentale dell’immaginario friulano, si tende però a pensare che “il mulino ad acqua si è fermato per sempre come il mondo rurale a cui apparteneva” (M. Martinis, 2018, p.132). I mulini sarebbero quindi segno di un Friuli scomparso, farebbero parte di quel universo agricolo rimpianto da Pasolini nel suo famoso “articolo delle lucciole”. Da qualche anno, però, le lucciole sono ricomparse nei campi e molti mulini sono rinati.

Storie, memorie, fantasie, leggende che sono durate per più di mille anni: possono ora essere scomparse in pochi decenni? È difficile pensarlo: temi e miti dell’inconscio sociale tendono a persistere nel tempo, appena velati da un’apparenza di modernità. Come la Bakš Ia (l’antica donna dei mulini) del folklore russo, o i kelpie, spiritelli dei torrenti che danneggiavano le ruote dei mulini nella tradizione scozzese, anche gli elfi e gli animali fantastici che popolavano i corsi d’acqua friulani, facendo piccoli dispetti ai mugnai e ai contadini, non sono mai davvero scomparsi e, quali correnti carsiche, ancora scorrono nella fantasia delle persone, appena camuffati da supereroi dei fumetti, o manga giapponesi, o personaggi di serie televisive fantasy. Non è certo un caso che i figli degli emigrati, alla riscoperta delle proprie radici, quando ritornano in Friuli siano così affascinati dai mulini e che gran parte dei friulani ancora oggi provino un’intensa emozione visitando un mulino. In effetti, anche sulla spinta della moda per il cibo naturale e biologico, stiamo assistendo a una vera e propria “mulino renaissance”.

 

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